Specialista in Angiologia Medica - Esami Doppler - Ecografie Vascolari
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L' Arteriopatia periferica degli arti inferiori è una malattia vascolare arteriosa. Con il termine di arteriopatia periferica si intende riferirsi ad una serie di patologie della parete del vaso arterioso che ne determinano la riduzione del lume e conseguentemente della quantità di sangue che nell’unità di tempo arriva a irrorare i distretti periferici. 

Per la gran parte dei casi (più dell’80%) la patologia che è responsabile di questo problema è l’aterosclerosi; il restante gruppo di malattie comprende le arteriopatie infiammatorie e autoimmunitarie, che di preferenza attaccano i vasi più piccoli mentre l’aterosclerosi colpisce preferibilmente i grossi vasi.

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La lesione della parete arteriosa caratteristica dell’aterosclerosi è la placca aterosclerotica o ateroma.
Avviene in presenza di una lesione dell’endotelio, parete interna di rivestimento del vaso , e gradualmente aumenta di dimensioni per accumulo di cellule ematiche, fibrina, proliferazione reattiva dei miociti che compongono la parete arteriosa e deposito di lipidi.

Il processo normalmente evolve in molto tempo, tanto che per molti anni la presenza di lesioni aterosclerotiche della parete arteriosa rimane silente e il paziente non sa di esserne affetto.
Può esserci anche un’evoluzione acuta improvvisa della malattia se avviene un distacco parziale di una parte della placca determinando un’embolia periferica con sintomi improvvisi di ischemia acuta dell’arto (cute pallida e fredda, dolore urente a riposo) o se avviene un’emorragia intraplacca che determina un improvviso e repentino aumento delle dimensioni della placca stessa che causa anch’esso sintomi acuti di ischemia dell’arto.

FATTORI DI RISCHIO
Il processo aterosclerotico è favorito da alcuni fattori di rischio che ne favoriscono la comparsa e ne  accelerano la progressione; annoveriamo tra i principali l’ipercolesterolemia e le dislipidemie, il diabete, l’ipertensione, il fumo, la sedentarietà.
Questi sono tutti fattori di rischio modificabili. Altri fattori di rischio, come la familiarità o la presenza di difetti genetici nel sistema emocoagulativo vanno tenuti presenti e non sono, allo stato attuale, modificabili.

SINTOMI
Il sintomo principale rivelatore della malattia e che in genere porta il paziente dal medico è la claudicatio intermittens, ovvero il fatto che dopo un dato tratto di strada ( 20, 50 ,100, 200 metri a seconda della gravità dell’ostruzione ) si deve interrompere il cammino per l’insorgere di un dolore crampiforme in genere al polpaccio, ma anche alla coscia.
Dopo una sosta breve ( uno due minuti ) il dolore cessa e si può riprendere il cammino, per tornare nuovamente dopo aver percorso lo stesso tratto di strada.
Questo è il sintomo caratteristico che porta in gene il paziente dal medico ed è necessario distinguerlo da altre tipologie di dolori che interessano parimenti gli arti inferiori che possono essere determinati da patologie della colonna vertebrale con compressione nervosa, da artriti e patologie delle anche e che hanno caratteristiche differenti che ne permettono la distinzione.

CURA
La cura della malattia si avvale di modificazioni dello stile di vita che mirano a correggere i fattori di rischio eventualmente presenti (abolire fumo e sedentarietà, ridurre l’eccesso ponderale) e di trattamenti farmacologici, miranti a rendere il sangue più fluido per favorirne la circolazione, a correggere le dislipidemie e l’ipertensione se presenti.
Si hanno inoltre a disposizione diversi tipi di correzione chirurgica della malattia per disostruire o bypassare il vaso lesionato che bisogna sempre considerare nella alternative terapeutiche se ci sono le indicazioni cliniche e se la terapia medica non sortisce gli effetti sperati.  

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